La lunga marcia

lunga marcia

La Lunga Marcia è un libro di Stephen Kings scritto con lo pseudonimo di Richard Bachman e fu pubblicato per la prima volta da Urania nel 1985. Il libro non parla di mostri, clown assassini o case infestate: è un libro crudo ma intenso, una metafora dolorosa della vita. La prefazione del romanzo parla di un gioco cui cento giovani partecipano ogni anno, “La lunga marcia”: il vincitore della gara, vince qualsiasi cosa desideri. Ogni partecipante al concorso deve camminare all’incirca per quattro miglia all’ora o di più, altrimenti viene ammonito. L’ammonizione può essere tolta solo se il partecipante ammonito camminerà per un’ora alla suddetta velocità, altrimenti, dopo tre ammonizioni, il ragazzo viene escluso dal gioco con un proiettile nella testa.

Le prime dieci ore di marcia per i partecipanti sono piene di ingenuo ed incosciente ottimismo, le dieci ore successive diventano una tortura. Il modo in cui è descritta la stanchezza di questi ragazzi, delle loro gambe che cedono, il terrore che provano davanti agli ammonimenti, creano nel lettore un terrore puro, realistico, un dolore in cui riescono ad immedesimarsi; l’atmosfera di paura, diversa da quella della classica storia di mostri e fantasmi, si unisce al dispiacere, alla tragedia, al dolore fisico. Ma non è solo dolore quello che permea le pagine di questo romanzo, poiché offre diversi spunti di riflessione sulla vita, sull’incoscienza della gente e così via.

Garraty, il protagonista, incontrerà tanti altri ragazzi come lui durante la marcia, con i quali interagirà, parlerà, ai quali si affezionerà nonostante l’onnipresente consapevolezza che ogni momento passato a parlare con un concorrente potrebbe essere l’ultimo. La descrizione dei personaggi è talmente realistica che affezionarsi a loro non sarà difficile e, ogni volta che leggerete di uno sparo, sentirete un brivido di terrore misto a tristezza. I partecipanti alla Lunga Marcia, perdono forza fisica, scivolano via dalla sanità mentale, continuano a camminare automaticamente, come se fossero già senza vita, a “sonnecchiare” senza fermare la marcia, pur sapendo che potrebbero morire da un momento all’altro e che comunque, come desiderio non potranno di certo ottenere la vita eterna. Il romanzo è una grande metafora della vita, nella quale bisogna continuare a camminare, ad agire, a volte automaticamente, nonostante tutte le vite convergano in una sola ed unica direzione: la morte.

La lunga marcia. Autore: Gian Carlo Fusco. Editore: Sellerio Editore Palermo. Anno: 2004

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