Il tesoro di Itria

I trulli, le antiche case contadine in pietra costruite a secco, con i caratteristici tetti conici, dichiarate patrimonio dell’umanit? dall’UNESCO nel 1996, sono senza dubbio il tratto antropico pi? appariscente del paesaggio della Valle d’Itria, il territorio della Puglia che coincide con la parte meridionale dell’altopiano delle Murge, a cavallo delle province di Bari, Brindisi e Taranto.
A rendere ancora pi? caratteristiche queste singolari costruzioni vi sono i simboli dipinti con calce sulle pseudo-cupole coniche, simboli legati a tradizioni di origine magico-pagana, cristiana o protostorica. Essenzialmente i simboli venivano tracciati per tenere lontano la malasorte e portare fortuna, prosperit?, salute.
Sembra che il toponimo Itria derivi dal culto della Madonna Odegitria, importato dai monaci orientali che si insediarono nel territorio intorno all’anno Mille, tuttavia l’Autore, Vito De Benedetto, nel costruire la sua leggenda di Itria sembra essere stato ispirato da suggestioni che affondano le loro radici in tempi ancora pi? remoti, in particolar modo nei tempi delle colonie messapiche, della Taranto di origine Spartana e dell’antica citt? romana di Egnazia. Narra infatti l’Autore, che un tempo la valle era ?prospera e rigogliosa […] meta preferita dagli dei?. Quando questi, all’improvviso, abbandonarono la terra, ?la natura divenne arida e i popoli tornarono in guerra?. Ma uno di loro era rimasto, un dio che si era invaghito di una bella fanciulla: Itria. Quel dio in ?una notte d’estate descrisse nel cielo meravigliosi arabeschi di stelle che stregarono gli abitanti della valle e conquistarono il cuore di Itria?. Prima di andare via con lui, la fanciulla ottenne che il dio lasciasse un dono alla sua terra, e cos? fu. L’indomani la natura era tornata florida e sulle cupole delle case erano comparse tracce bianche, simboli simili alle scie luminose viste nel cielo durante la notte precedente.
Davvero bella l’immagine della fanciulla che assurge a novello ?arco dell’alleanza? fra cielo e terra, fra divinit? e uomo; una fanciulla che lascia il suo mondo per seguire un essere divino, ma non dimentica la sua terra, le sue origini, a cui il suo cuore, evidentemente, sar? sempre legato, in un amore reciproco, ricambiato.
Le illustrazioni di Liliana Carone, superbo complemento del testo, con il loro tratto pseudo-infantile, con il sapiente dosaggio di molti (o di tutti i) colori dell’iride in ogni tavola, ben rendono la bellezza e la floridezza della Itria-fanciulla e della Itria-terra, le atmosfere magiche, l’incanto dei paesaggi diurni e notturni della bella terra di Puglia.
Insomma, ancora una bella prova dal collaudato duo De Benedetto-Carone.

(Recensione di Francesco Urbano)

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